Prolegomeni per un Atlante della Memoria Operaia di Lorenzo Teodonio

Prolegomeni per un Atlante della Memoria Operaia di Lorenzo Teodonio

In una città tipicamente industriale, come Piombino, Mario Tronti lanciò, nel 1998, l’idea di costituire un Atlante della Memoria Operaia. Su quest’idea è tornato varie volte nel corso di questi anni e piano, piano abbiamo fatto delle considerazione che qui esponiamo per costruire un atlante, sulla falsariga di Warburg, della Classe Operaia. In uno di questi testi c’è scritto che “non dimenticare viene prima del ricordare” e aggiungiamo noi: leggere viene prima dello scrivere; ascoltare viene prima del parlare. Abbiamo individuato, in tal senso, due figure chiave del Novecento: Aby Warburg e Bela Bartok. Wabrug, intorno agli anni venti, cominciò a fabbricare una Mnemosyne Bilderatlas, realizzando dei pannelli che illustrassero l’influenza dell’Antico nella cultura europea. L’Atlante è composto da 63 pannelli con riproduzioni fotografiche d’immagini miste (dalle opere d’arte ai documenti, alle fotografie di eventi sociali). Il tutto secondo i principi del montaggio, della riproducibilità e del frammento. Bartok operò similmente a Warbug, creando un archivio/atlante della musica contadina dell’Est Europa da cui attingere per creare la sua musica. Per fare quest’archivio ha utilizzato una tecnologia relativamente nuova (il nastro a cera) per la riproduzione dei suoni e assemblato frammenti per ottenere una nuova musica. Questo tipo di approccio basato sull’attenzione e l’uso di tecnologie nuove sarà una costante per tutto il Novecento che vogliamo portare nel nuovo millennio, convinti, come siamo, che pensare per frammenti non significhi creare un pensiero frammentato. L’Atlante si pone su questa linea, quindi, del non dimenticare, del leggere e dell’ascoltare. La prima idea è l’Atlante come Bilderatlas. L’Atlante serve a raccogliere le immagini di quello che è stata la classe operaia. Immagini che siano fotografie e video ma anche immagini in senso lato, come racconti o libri o diari. Chiediamo a strutture già esistenti, quindi, la collaborazione per creare mostre, libri, documentari che abbiano la classe operaia come Denkbilder, per usare la terminologia di Benjamin. Una cosa facilmente realizzabile è, ad esempio, la creazione di una collana editoriale “orizzontale” rispetto alle case editrici, ossia una collana che peschi dai cataloghi degli editori tutte quelle storie/saggi/libri che abbiano la classe operaia come sfondo. Poi c’è l’Atlante come mappa. L’idea dunque di costruire, utilizzando un’opportuna piattaforma digitale, una mappa per unire tutte quelle realtà che già compiono questo lavoro in maniera ineccepibile e oscura; dalla nostra un uso sano e consapevole della rete affinché tante isole siano rappresentate in una mappa unitaria. Uno strumento che non sia solo di supporto agli studiosi ma possa essere un reale luogo di scambio per informazioni, materiali, risorse (con la vexata questio della digitalizzazione sullo sfondo). C’è poi l’idea di un Archivio sonoro della musica prodotta e ascoltata dalla classe operaia: quel coro rock di chi la voce, parafrasando la Spivak, l’ha trovata proprio nella sette note, ribaltando la propria subalternità. E quindi l’idea di una raccolta (anche qui un uso consapevole del digitale) di quella musica sentita, prodotta e composta dalla working class. L’Atlante inattuale, infine: la classe operaia oggi. Com’è fatta? Dov’è? Sotto le pieghe della società 2.0, del post-fordismo, della globalizzazione c’è un nocciolo duro che vorremo mappare. La Classe Operaia è stata, in definitiva, quel gigante della mitologia greca, Atlante appunto, che doveva tenere sulle spalle il cielo. Ecco, il nostro Atlante servirà proprio a conservare la memoria di quando caricammo la classe operaia del peso del cielo o, meglio, del peso del fantomatico “assalto al cielo”.
Chiunque voglia maggiori dettagli o proporre qualcosa sul tema non esiti a contattarci.

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